Fino a qualche tempo fa, il nome di Angelo Martini era, per i Vitulanesi, quello di un perfetto sconosciuto. Pur essendo una figura non secondaria nel panorama culturale italiano dei primi decenni del novecento, l’uomo e la sua opera erano del tutto ignorati dai suoi conterranei. La riscoperta del personaggio e la ricerca di notizie sulla sua vita sono legate al verificarsi di una singolare circostanza. Nel gennaio di quest’anno, perveniva, infatti, al Comune di Vitulano una lettera con la quale il prof. Ilario Tolomio, dell’Università di Padova, si rivolgeva al sindaco per avere una fotografia del vitulanese Angelo Martini, docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Catania, negli anni 1906-1923. La richiesta dello studioso padovano era motivata dall’intenzione di inserire la fotografia in un suo libro in cui si parla, tra gli altri, anche del nostro conterraneo. Lo spunto offerto dalla richiesta del professore di Padova ha suscitato il bisogno e la curiosità di approfondire la conoscenza del nostro illustre concittadino ingiustamente dimenticato. Il desiderio di sapere qualcosa di più in merito alla sua figura e alla sua opera ha ispirato, quindi, una ricerca che ha consentito di raccogliere le notizie essenziali per tracciarne il profilo che segue.Angelo Maria Martini, figlio di Angelo e di Botte Orsola, nacque a Vitulano il 29 novembre 1860 e morì nel suo paese nativo il 21 dicembre 1924. Sposato con Lupone Maria Sofia Concetta, ebbe tre figli: Lidia, Ugo e Aldo. Non si hanno altre notizie della sua vita, se non quelle desumibili dalla sua attività di studioso e dalla sua presenza, come professore di filosofia, in diverse sedi del paese. Dalle sue pubblicazioni si ricava che, tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento, era in servizio come professore di filosofia prima ad Ascoli Piceno e poi in un Liceo di Roma. Dal 1904 era Libero docente di Filosofia teoretica nell’Università di Napoli. Già in quegli anni, Angelo Martini si afferma come protagonista del dibattito culturale, pubblicando, tra il 1900 e il 1908, un’opera intitolata Fatti psichici e fatti fisiologici – Spirito e corpo, in cui l’esposizione dettagliata delle teorie di derivazione positivista, che l’Autore mostra di conoscere in maniera approfondita, si accompagna a una critica rigorosa di ogni forma di materialismo. Seguace dichiarato delle correnti spiritualistiche, Angelo Martini contesta le posizioni avversarie non con argomentazioni dottrinarie, derivate da tradizioni filosofiche o religiose, ma con trattazioni e analisi rigorose che utilizzano ampiamente il patrimonio di conoscenze acquisite fin allora intorno alla fisiologia del cervello e alle sue relazioni con la psicologia. L’opera, preceduta da uno studio già pubblicato nel 1899 e intitolato Il metodo in generale – L’analisi e la sintesi, ebbe notevole risonanza tra gli intellettuali dell’epoca. Tra l’altro, fu recensita dalla Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, organo ufficiale dell’Unione Cattolica per gli studi sociali, ispirata da Giuseppe Toniolo, che aveva, tra i suoi collaboratori, intellettuali come Gaetano De Sanctis. Angelo Mauri e Achille Ratti (il futuro papa Pio XI). Nel 1906, Angelo Martini vinse il concorso per la cattedra di filosofia teoretica nell’Università di Catania e, in tale occasione, lasciò Roma per trasferirsi con la famiglia a Catania, come aveva già fatto in precedenza spostandosi da Ascoli Piceno a Roma. A partire da tale data e fino al dicembre del 1923, tenne la cattedra di filosofia teoretica. Dal 1912 al 1919, fu anche professore di storia della filosofia e, dall’anno accademico 1917-18 fino al 1920, fu inoltre incaricato di insegnare filosofia morale. Studioso di problemi filosofici, i suoi interessi spaziavano dalla filosofia alla pedagogia e soprattutto alla psicologia, senza escludere una costante attenzione ai problemi della didattica e della scuola in genere. Per questo fu chiamato a svolgere numerosi incarichi ministeriali come ispettore e, in tale veste, effettuò ispezioni in vari licei della Puglia, della Toscana e di altre regioni d’Italia. Collaborò con la Scuola di Magistero dell’Università degli studi di Catania e, nel 1918, fu professore incaricato per le Conferenze di Magistero per la pedagogia, in sostituzione del professor Giuseppe Lombardo Radice, illustre pedagogista e suo collega nella stessa Università, impegnato, in quel periodo, al fronte. Continua a pubblicare, in quegli anni, altre opere importanti e, tra queste, uno studio su I fatti psichici riviviscenti, in cui sono analizzati, con ricchezza di argomentazioni, i problemi che riguardano la natura dei contenuti della memoria e dell’immaginazione in rapporto a quelli dell’esperienza vissuta. Il libro suscitò notevole interesse nel mondo culturale dell’epoca, meritando una recensione sulle pagine della prestigiosa Revue Néoscolastique, palestra autorevole di discussione e di ricerca dell’Istituto Superiore di Filosofia dell’Università Cattolica di Lovanio, fondata nel 1894 dal futuro cardinale Désiré Mercier e diretta, all’epoca, da Padre Agostino Gemelli. La vita di Angelo Martini fu però sconvolta da un tragico evento, quello della morte del figlio Ugo, un giovane di appena vent’anni caduto in combattimento, sul fronte alpino, nel luglio del 1916. Il dolore inconsolabile per la perdita del figlio getterà il professore Martini in uno stato di prostrazione e di sconforto dal quale non riuscirà più a riprendersi. Sarà quindi costretto a lasciare anzitempo la sua cattedra per spegnersi, appena un anno dopo, nella sua casa in Vitulano. La sua figura di uomo e di docente è così descritta nel necrologio che gli riservava la sua Università e che, di seguito, viene parzialmente riprodotto. “Angelo Martini fu un uomo tutto d’un pezzo nella vita teoretica e pratica, per sincerità dei sentimenti e coerenza di pensiero e di condotta, privata e pubblica. Religioso per educazione e per sentimento non fece mai propaganda della sua fede, anzi ci teneva a rispettare la fede degli altri, specialmente quando si accorgeva che era professata con sincerità. Dotato di un senso assai squisito di coscienza morale, come non sempre si trova tra gli intellettuali, egli provava il massimo godimento nell’assolvere il suo ufficio di educatore scrupolosamente”. Il profilo, riportato nelle pagine dell’annuario dell’Università degli Studi di Catania, relativo all’anno accademico 1924-25, delinea, nel suo insieme, la figura di un docente austero e rigoroso, capace di unire alla profondità del pensiero un raro senso di equilibrio, di tolleranza e di disponibilità al dialogo. Testimonianza degli apprezzamenti riscossi dall’uomo e dallo studioso sono anche le onorificenze che gli furono conferite: venne infatti nominato prima Cavaliere e, poi, Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, titoli riservati ai cittadini italiani e stranieri che si fossero resi benemeriti verso la Nazione. (Mennato Raviele)
Pagina aggiornata il 22/04/2026